Psicoterapia familiare
Qualcosa in più da imparare…
La psicoterapia familiare tratta le disfunzioni comportamentali di uno o più membri del sistema. Solitamente può accadere che il cosiddetto “membro sintomatico” o “paziente designato”, porti la sua famiglia in terapia a causa del cosiddetto fenomeno “a macchia d’olio”. Si parte da un individuo della famiglia per allargare il sintomo a tutti i componenti, anche a coloro che ne farebbero volentieri a meno. L’epifenomeno del ruolo di paziente designato, appartiene al carattere sacrificale che l’individuo incarna, per esprimere con il sintomo la conflittualità tra genitori, in merito all’infelicità di entrambi o la catalizzazione del malessere del gruppo familiare.
A esempio: un bambino oppositivo – provocatorio, che crea incomprensibilità dei comportamenti, potrebbe coinvolgere nella relazione i genitori e i fratelli, per il semplice fatto che la relazione bambino sintomatico – madre/padre genera uno spazio relazionale che triangola inevitabilmente il resto della famiglia. Ma è pur vero che è il sintomo oppositivo – provocatorio che interpreta il carattere conflittuale dei genitori che si può, spesso, innestare su una predisposizione genetica. Per tale motivo, nella raccolta anamnestica, è importante evidenziare la reiterazione di schemi familiari intergenerazionali.
A tal proposito si sviluppa anche il fenomeno dei fratelli “siblings”, ovvero essere sorelle/fratelli di ragazze/i disabili o affetti da sindromi piuttosto complesse. Il terapeuta familiare, lavora per riequilibrare le relazioni tra i membri di quel sistema, attraverso l’integrazione comunicativa e comportamentale del componente sintomatico.
Allo stesso modo, un individuo affetto da depressione, schizofrenia o disturbo borderline, per citarne alcuni, può risucchiare con la forza centripeta dell’aggressività o della pesantezza del sintomo, il resto della famiglia, generando, all’opposto, una esclusione centrifuga del membro sintomatico che scinde la famiglia in fazioni, generando discrepanze conflittuali delle volte di portata molto grande. La base della comunicazione familiare definisce la tipologia relazionale tra i membri, creando schemi disfunzionali che col tempo si cristallizzano.
Il terapeuta familiare ha la capacità di rompere uno schema patologico per ridefinirne uno più funzionale, armonizzando così comunicazione e relazione nell’idea di un’accettazione e ridefinizione del sintomo. Solo in questo modo il membro designato può avere voce, riequilibrando il suono di tutti in un unico coro polifunzionale.
Le famiglie hanno differenti definizioni in base alla complessità dei sintomi:
a) Famiglia funzionale;
b) Famiglia nevrotica;
c) Famiglia psicotica;
d) Famiglia tossicomanica.
Inoltre le famiglie sono, a loro volta, problematiche (laddove vi è la presenza di un sintomo attorno a cui ruota il funzionamento sistemico) oppure multiproblematiche (laddove vi è la presenza di due o più sintomi che coinvolgono l’intero funzionamento familiare).
L’approccio terapeutico familiare è basato sui due concetti basilari: Comunicazione e Relazione.
Il padre fondatore della teoria della comunicazione umana è lo psicologo e filosofo austriaco Paul Watzlawick che, nel suo libro “La pragmatica della comunicazione umana”, del 1967, assieme ad altri studiosi della Scuola di Palo Alto, introduce l’importanza degli assiomi. Secondo questa teoria, “ogni comportamento comunica un messaggio ed è di conseguenza una comunicazione”.
I cinque assiomi della pragmatica comunicativa sono i seguenti:
1) Non si può non comunicare: anche il silenzio comunica;
2) Ogni comunicazione veicola un contenuto e una relazione;
3) La natura della relazione dipende dalla punteggiatura della comunicazione. Pause e contenuti definiscono il reale significato del messaggio;
4) La comunicazione può essere sia analogica che digitale;
5) Le comunicazioni possono essere simmetriche o complementari.
Psicoterapia on-line
I nostri professionisti sono a disposizioneanche per supporto terapeutico on-line.