Home Psicoterapia sistemico – relazionale
“Fai della tua vita un sogno, e di un sogno, una realtà.”
Antoine de Saint-Exupéry
Psicoterapia sistemico-relazionale: cos’è.
La psicoterapia sistemico-relazionale è un approccio terapeutico che coinvolge il singolo, la coppia o la famiglia, in un’ottica familiare legata al proprio albero genealogico. Ogni persona può essere definita come una prosecuzione relazionale e comunicativa della propria famiglia e può incastonarsi in un insieme di conoscenze esperienziali che fanno capo ai propri genitori e alla linea generazionale da cui essi derivano.
Questo approccio considera l’individuo come parte di un sistema molto più ampio e mette l’accento sulle interazioni e sulle influenze reciproche tra i membri del sistema o del gruppo sociale di appartenenza.
La psicoterapia sistemico-relazionale mira a comprendere come i problemi e le difficoltà individuali siano influenzati e influenzino le dinamiche relazionali e si concentra sull’analisi dei modelli comunicativi, delle gerarchie di potere, delle regole implicite e dei ruoli all’interno del sistema, per identificare le dinamiche disfunzionali che contribuiscono ai problemi individuali.
Un obiettivo fondamentale della psicoterapia sistemico-relazionale è promuovere il cambiamento attraverso l’individuazione e la modifica di questi modelli reiterativi disfunzionali. Ciò può comportare l’identificazione e la trasformazione dei ruoli rigidi, la rinegoziazione delle regole e delle aspettative familiari, nonché lo sviluppo di nuove strategie di comunicazione e risoluzione dei problemi.
In sintesi, la psicoterapia sistemico-relazionale mira a promuovere il cambiamento individuale attraverso la comprensione e la modifica delle interazioni disfunzionali.
A chi si rivolge: ad adulti, bambini, adolescenti, coppie e famiglie che abbiano problematiche disfunzionali che si manifestano attraverso sintomi dolorosi per loro e la famiglia.
I padri fondatori.
La teoria sistemico-relazionale è stata sviluppata e approfondita da diversi teorici e professionisti nel corso del tempo. Tuttavia, ci sono alcuni “padri fondatori” che hanno contribuito in modo più significativo alla sua formulazione e sviluppo. Ecco i principali:
Gregory Bateson – Antropologo, sociologo e cibernetico britannico-americano, ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei sistemi e della comunicazione. Ha introdotto il concetto di “ecologia della mente” e ha evidenziato l’importanza delle interazioni e dei pattern comunicativi all’interno dei sistemi sociali.
Salvador Minuchin – Psichiatra e terapeuta argentino, viene considerato uno dei pionieri della terapia familiare sistemica. Ha sviluppato il modello strutturale della terapia familiare, concentrandosi sulle dinamiche relazionali all’interno della famiglia e sulla loro influenza sui problemi individuali.
Murray Bowen – Psichiatra e terapeuta americano, ha sviluppato la
Teoria dei Sistemi Familiari e ha introdotto il concetto di Genogramma, per mappare le relazioni familiari e comprendere le dinamiche multigenerazionali. Ha enfatizzato l’importanza del contesto familiare e dei pattern intergenerazionali nella comprensione dei problemi individuali.
Carl Whitaker – Psichiatra e terapeuta americano, è stato uno dei protagonisti della terapia familiare esperienziale. Ha sottolineato l’estrema importanza delle emozioni, dell’autenticità e della spontaneità nel processo terapeutico. Ha lavorato per sfidare i ruoli rigidi presenti all’interno della famiglia e promuovere una maggiore consapevolezza e connessione emotiva.
La teoria e la pratica sistemico-relazionale hanno continuato a evolversi durante il corso del tempo, con il contributo di molti altri teorici e professionisti, tra cui Alfredo Canevaro, Mara Selvini Palazzoli, Luigi Cancrini, Maurizio Andolfi e altri.
“Mettersi nella pelle dell’altro.”
Come definito poc’anzi, la terapia sistemico-relazionale è quel processo terapeutico che coinvolge il singolo individuo, la coppia o la famiglia nell’interessamento di due piani essenziali: comunicazione e relazione. Inevitabile che queste due aree s’influenzino a vicenda, determinando molto spesso la cronicizzazione di una disfunzione. Alla base di quest’ultima, vi sono anche le credenze determinate dal codice culturale, familiare, antropologico, che spesso permeano quei tratti rigidi da cui non si riesce a uscire. A esempio: se si ha la convinzione che ci sia una differenza sostanziale tra il ruolo del marito e della moglie, oppure che i codici educativi della propria famiglia di origine siano migliori di altri, si possono creare delle rigide cristallizzazioni influenti sul rapporto con i propri cari.
L’arroccamento della propria posizione e l’impedimento di poter andare oltre, crea svilimento come anche disapprovazione, e spesso denigrazioni che modellano parole, pensieri e azioni verso l’altro.
Lo scopo dell’approccio sistemico è “mettersi nella pelle dell’altro” in primis, per riuscire così a lavorare sulle aspettative personali, tante volte troppo elevate e autocentrate e che creano delusione e rabbia. Su queste emozioni s’innestano tutta una serie di movimenti relazionali che sfociano in una comunicazione fallace e ricadente su un membro della famiglia, generando il sintomo.
Se partiamo dal processo inverso, invece, si assiste alla costatazione del sintomo di un paziente familiare
che influenza relazioni e comunicazioni tra i membri. A esempio: un figlio ansioso, e con problemi scolastici,
ingenera spesso frustrazione e impotenza che potrebbe rivoltarsi contro la coppia genitoriale piuttosto che contro la fratria che vive in maniera diretta questa relazione. Allo stesso modo un lutto, una separazione,
un tradimento, una depressione o un sintomo psichiatrico, travolgeranno il sistema familiare con una
guerra che non porta né vinti né vincitori ma solamente sintomi e scissioni affettive.
L’approccio da noi adottato, presso il nostro Centro Psyché Oikos, vuole riproporre una rilettura appropriata di queste relazioni e comunicazioni disfunzionali, con la premessa che un sintomo può riorganizzarsi e divenire più adeguato oppure tramutarsi in un nuovo pattern affettivo molto più soddisfacente. Se pensiamo che un pianeta deflagrato produce, nello scoppio iniziale, asteroidi che poi brillano nel cielo tra le viuzze immaginate della Via Lattea, allora possiamo pensare che le lacrime possono in egual misura generare luce. In fondo, esse brillano di riflessi propri, pur avendo un sapore salato. Ma non dimentichiamo che la galassia è viva e affascinante per la miriade di corpi celesti che la popolano.
“È l’insieme che crea movimento.” Questo è il nostro motto.
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